Minestrone del Contadino

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Diciamolo: quando piove, l’unica cosa che vorremmo è starcene a casa, al calduccio, con una tazza di tè tra le mani ed una coperta sulle ginocchia, spaparanzate a leggere la pila di romanzi accatastata in equilibrio precario sul comodino.

Sì, sono pigra. Pigra in una maniera assurda, indegna ed indecorosa. E il minestrone è uno di quei piatti che mette a dura prova la mia pazienza, per il tempo che occorre impiegare nella preparazione. E quindi mi dico «Bello, bello tutto, ma perché fare tutto ‘sto bordello quando posso comprare quello surgelato al supermercato?».

Eh. Bella domanda.
Non è sbagliata e non mi metterò qui a tediarti coi soliti discorsi salutisti, ché le verdure fanno bene ma fresche sono meglio, eccetera eccetera eccetera. La verità è che il minestrone è IL piatto del riciclo per eccellenza, un’ottima svolta quando nel frigorifero ti avanzano quelle verdure spaiate – qualche pezzo di cavolfiore, due carciofi e un pezzo, un broccolo… insomma, quelle che mangi solo tu per intenderci – e non sai cosa inventarti. Buttarle nella pattumiera è un peccato mortale, giusto?
Quindi, diamoci sotto col coltello e facciamo un bel minestrone.

INGREDIENTI
(per 4 persone; preparazione: 30 minuti; cottura: 70 minuti; difficoltà: semplice)

  • due cipolle bionde
  • 100 g di carote
  • due porri
  • una costa di sedano
  • qualche foglia di verza
  • qualche foglia di lattuga
  • 400 g di patate (tre patate di media grandezza)
  • 200 g di zucchine
  • mezzo cavolfiore
  • 200 g di zucca
  • 200 g di fagioli borlotti freschi
  • un peperone rosso
  • un peperone giallo
  • un peperone verde
  • un bouquet garni
  • qualche bacca di ginepro
  • foglie di alloro
  • prezzemolo
  • olio e.v.o.
  • sale qb

 

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Per prima cosa, lavo tutte le verdure accuratamente, le asciugo e procedo al taglio.

Affetto ad anelli le cipolle e a rondelle i porri, a tocchetti le carote, il sedano, le zucchine e le patate, e faccio a spicchi la zucca; riduco a striscioline le foglie di verza, la lattuga e i peperoni, ricavo le cimette dal cavolfiore. Sbaccello i fagioli.

Inizio dal soffritto. Verso prima le carote ed il sedano  all’interno di una pentola dai bordi alti in cui ho messo a scaldare un paio di ducchiai di olio extra vergine d’oliva, e faccio dorare le verdure rimestando perché non si attacchino né si brucino. Aggiungo le cipolle e rimesto per  fino a farle dorare. Poi metto in pentola anche il porro e lascio cuocere una decina di minuti.

Verso un bicchiere di vino bianco secco e lascio evaporare. Unisco il bouquet garni e un po’ di acqua calda (se ho del brodo vegetale fatto in casa, meglio) e porto a bollore.

Aggiungo la zucca e i fagioli e lascio cuocere per altri dieci minuti. Aggiungo le cimette del cavolfiore e lascio cuocere per una decina di minuti a fuoco medio. Unisco le patate, rimesto, aggiungo un filo d’acqua se necessario e lascio cuocere per altri dieci minuti. Aggiungo le strisce di verza, poi i peperoni e in ultimo la lattuga. Rimescolo, amalgamo, cuocio per un quarto d’ora e poi copro con l’acqua a filo delle verdure, metto due bacche di ginepro e qualche foglia di alloro, aggiusto di sale, abbasso il fuoco e lascio cuocere a tegame coperto per mezz’ora, quaranta minuti.

Controllo con i rebbi di una forchetta la consistenza delle verdure. Se sono cotte, estraggo il bouquet garni e lascio riposare a tegame coperto, prima di servire in tavola con una bella spolverata di prezzemolo fresco e un filo di olio extra vergine a crudo.

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Giuro! Da qualche parte ci sono anche i fagioli!

Nota Bene:

Questo è un piatto vegan; puoi aggiungere delle scorze di parmigiano durante la cottura, così da dare maggiore corpo alla pietanza.

Ho usato i fagioli freschi perché avevo quelli in casa; se decidi di usare quelli secchi, mettili a bagno la sera prima.

Per non fare annerire le patate, le immergo in una ciotola piena di acqua acidulata e le scolo prima di metterle in pentola.

Le proporzioni all’interno della ricetta sono variabili, in base al tuo gusto personale e alla disponibilità del tuo frigorifero. È pur sempre un piatto del riciclo, no?

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